Le cellule non sono solo “macchine” che eseguono le istruzioni del DNA: possono anche imparare, modulando le proprie risposte all’ambiente in modo intelligente
È il messaggio chiave dello studio della Prof.ssa Valentina Bollati e del Prof. Elia Biganzoli sull’“Intelligenza epigenetica”. In modo semplice: alcuni segni chimici sui geni, come la metilazione del DNA, funzionano come interruttori stabili on/off, mentre pezzi ripetuti del genoma (come i LINE1) offrono una componente più flessibile e adattiva ridondante e interconnessa, capace di imparare e modulare le risposte dell’organismo agli stimoli ambientali in analogia a una rete neurale. Questo sguardo “ibrido”, ispirato all’AI, potrebbe aiutare a capire meglio come ci adattiamo alle esposizioni e a progettare strumenti più predittivi per la salute. Lo studio, di taglio teorico, è stato presentato all’apertura del Milan Longevity Summit 2025 e pubblicato su Environmental Epigenetics.